Passione e tradizione sono alla base del successo culinario della provincia di Modena, meta gourmet tra le più intriganti del centro Italia, dove assaggiare alcune eccellenze italiane assolute: su tutte, gli insaccati di maiale, l'aceto balsamico e i tortellini. Grazie ad esse il Modenese si è affermato come uno dei centri mondiali del gusto, ricco di ristoranti e osterie tradizionali di altissima qualità.

"Sul ripieno, ogni rezdora (la padrona di casa) ha la sua ricetta, in base alla quale unisce in dosi segrete lombo, prosciutto crudo, parmigiano, noce moscata, uova e ricotta. "

Il "re maiale"

Tra Modena, Parma e Reggio Emilia il maiale è un'icona da venerare, tanto che lo si definisce "re". Non perdete l'occasione di gustare gli insaccati della zona: il prosciutto crudo, i salami, la coppa di testa e i ciccioli (le parti grasse del maiale bollite, compresse e aromatizzate) sono squisitezze da abbinare alla tigella (un disco di pasta cotto in padella) o allo gnocco fritto (un quadrato di pasta di pane e strutto fritto nell'olio). Del maiale si usano in cucina tutte le parti, e fra le più amate ci sono lo zampone (la carne macinata e insaccata nella zampa anteriore, cotta a lungo in acqua) e il cotechino (simile allo zampone, ma con dimensioni e cotenna ridotte). Gustarle nelle trattorie locali è tutta un'altra esperienza rispetto ai piatti modenesi proposti dai ristoranti del resto d'Italia.

L'aceto balsamico: meglio del vino?

L'oro nero di Modena ha una storia antica e un recente successo planetario, che l'ha trasformato da prodotto povero a ingrediente gourmet. Qui l'aceto balsamico viene addirittura considerato un prodotto più nobile del vino (di fatto nasce dalla lavorazione del mosto). Assaggiarlo sulle scaglie di parmigiano è un obbligo, così come fare un tour delle acetaie della città per conoscere i segreti della sua produzione.

L'eredità dei cappelletti

Nel Modenese esiste un autentico culto intorno a questi piccoli involti di pasta modellata a mano e ripieni di carne. Se nella quotidianità si consumano asciutti con diversi sughi, in occasione delle feste i cappelletti si cuociono nel brodo, dopo una lunga preparazione a mano della pasta che deve essere un foglio sottilissimo. Sul ripieno, ogni rezdora (la padrona di casa) ha la sua ricetta, in base alla quale unisce in dosi segrete lombo, prosciutto crudo, parmigiano, noce moscata, uova e ricotta. Da accompagnare con un bicchiere di Lambrusco, che i veri emiliani a volte versano direttamente nel brodo. È questo il segreto della loro passione per la cucina: godersi la vita.

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