Testimone immemore di una storia antica quanto la terra che lo ospita, il Monte Limbara è una delle vette più conosciute del Massiccio della Sardegna nord-orientale. Il suo profilo roccioso, scolpito dagli agenti atmosferici nel corso dei secoli, si staglia sul verde della vegetazione mediterranea creando contrasti suggestivi, che attirano turisti da tutto il mondo.

In particolare, tuttavia, il monte Limbara catalizza l’attenzione degli amanti del trekking di tutta Europa: grazie ai suoi picchi granitici e ai suoi molti sentieri e percorsi tra i boschi, il monte è una delle mete più frequentate dagli appassionati della Sardegna. Passeggiando all’ombra di lecci e tamerici selvatiche, il visitatore ha modo di percorrere a piedi gli antichi confini romani che, ai tempi dell’Impero, dividevano la regione della Gallura dai domini dei Balari. Per coloro che, invece, sono alla ricerca di emozioni più forti, è possibile sperimentare alcuni dei percorsi di free-climbing più emozionanti dell’isola: la roccia delle pareti del monte Limbara, infatti, sono nella maggior parte dei casi lisce e prive di muschi o licheni, caratteristiche che le rende particolarmente adatte per l’arrampicata. Scopriamo insieme tutte le imperdibili opportunità che il Monte Limbara offre ai visitatori, approfondendo:

Morfologia

I paesaggi che il monte Limbara può offrire sono tanto suggestivi quanto vari. Essendo il diretto risultato dell’azione dei venti, della pioggia e della salsedine, il profilo del monte è infatti estremamente irregolare: le linee delle sue pareti granitiche, innevate d’inverno e verdeggianti d’estate, sono sempre diverse, in eterna trasformazione. Secondo recenti accertamenti, anzi, alcune tra le conformazioni più scenografiche assunte dalla roccia risalgono addirittura al Paleozoico.

Questa particolarità dà l’impressione che i picchi del Massiccio della Sardegna nord-orientale siano quasi sospesi nel verde della macchia mediterranea circostante, nonché immediatamente riconoscibili dai visitatori per la loro unicità. Tra i picchi più alti, si ricordano Punta Balistreri, Punta Bandiera e Punta Berritta: quest’ultima, la più alta del Massiccio, consta ben 1.362 metri in altezza sul livello del mare.

Limes Balares

Con l’espressione “Limes Balares” gli antichi romani si riferivano al confine che separava la regione del nord della Sardegna chiamata Gallura, abitata dai Corsi, dai territori occupati dai Balari. Questi ultimi erano una popolazione nuragica, che aveva i suoi principali possedimenti nella zona più orientale dell’attuale Logudoro e nel Monteacuto: si trattava di un popolo romanizzato, motivo per cui demarcare il confine che divideva i loro territori da quelli occupati dai Corsi, era di vitale importanza organizzativa e strategica. L’alto profilo del Monte rispondeva alla perfezione a questo compito.

Non è da escludere, che lo stesso nome “Monte Limbara” sia collegato all’espressione “Limes Balares”, tramandata generazione dopo generazione tra gli isolani.

Storia del territorio

Il territorio sardo conosciuto come Gallura vanta una storia antichissima: le prime attestazioni della presenza umana risalgono al Neolitico, ma è probabile che vi siano stati insediamenti tribali anche anteriori. Successivamente, il territorio fu la culla di svariate popolazioni, dalle più antiche e meno conosciute come quella chiamata “dei vasi campaniformi”risalente all’Età del Rame, fino a quella più documentata dei Corsi, che occupò la regione fino all’avvento dell’Impero Romano.

La conquista romana della Sardegna del 238 a.C., infatti, segnò l’avvio del processo di romanizzazione delle popolazioni locali, nonché l’inizio di una lunga serie di occupazioni: variamente sfruttata come caposaldo mercantile o militare dalle diverse forze politiche che si avvicendarono nel bacino del Mediterraneo, la Gallura si mantenne tuttavia una terra quasi del tutto incontaminata e selvaggia.

Oggi, comprendendo gran parte della Sardegna nord-orientale, la regione si estende dal fiume Coghinas fino al Monte Limbara, che ne delimita il confine meridionale fin dall’epoca della dominazione romana. Il Massiccio, invece, occupa quattro comuni diversi: quello di Tempio Pausania, di Calangianus, di Berchidda e di Oschiri.

Flora e fauna

Soprattutto nei mesi estivi, il Monte Limbara si trova avvolto in un verde mantello di vegetazione che, combinandosi con il blu intenso del cielo sardo, rende il profilo dei suoi pinnacoli ancora più mozzafiato. La vegetazione che circonda il Massiccio è esclusivamente composta dalla cosiddetta macchia mediterranea: varie specie di erica, corbezzolo, fillirea e lentisco compongono un fitto e profumato sottobosco, in grado di sopravvivere anche alle altitudini maggiori. Sui pendii più scoscesi predominano arbusti e bassi cespugli come il ginepro nano o la ginestra di leopardiana memoria, mentre più a valle non è raro imbattersi in lecci, faggi, aceri e frassini. Le conifere, invece, sono frutto di importazione.

Tale sottobosco è l’habitat perfetto di diverse specie di piccoli mammiferi, come lepri, martore, volpi e daini. Pur essendo più schivi e meno facili da avvistare, inoltre, vivono in queste zone anche diversi cinghiali e mufloni, animali simbolo della fauna sarda, mentre i cieli tersi che sovrastano il Monte sono talvolta attraversati dal maestoso volo di alcune aquile reali, falchi pellegrini ed altre specie di rapaci.

Punta Balistreri

Secondo picco per altezza nel Massiccio del Limbara con i suoi 1.359 metri, Punta Balistreri è una delle vette più conosciute della zona, non solo per la bellezza del panorama di cui si goda dalla sua cima, ma anche per la leggenda che avvolge il suo nome.

La storia che ripercorre le origini del nome “Punta Balistreri” si tramanda di generazione in generazione tra gli abitanti della zona. L’opinione vulgata, infatti, vuole che il nome derivi da quello di un calzolaio di Tempio Pausania del XVII secolo, il quale avrebbe vendicato lo stupro subito da sua figlia uccidendo violentemente l’erede di una nobile famiglia locale. Datosi alla macchia, l’uomo sarebbe riuscito a sfuggire ai suoi persecutori per anni, sfruttando a proprio vantaggio la sua perfetta conoscenza del territorio e la solidarietà dei compaesani, morendo infine di vecchiaia.

In virtù della sua altezza considerevole, Punta Balistreri è stata utilizzata come base di comunicazione prima dalla NATO, poi dell’Aeronautica militare; oggi, invece, è la meta più frequentata dagli amanti del trekking.

La Chiesetta della Madonna della Neve

Il sentiero che si inerpica sul Massiccio fino a Punta Balistreri parte nei pressi della chiesetta della Madonna della Neve, una delle chiese campestri più caratteristiche della Gallura, nonché quella costruita ad un’altitudine maggiore. Arroccata sulla roccia che compone il Monte Limbara e avvolta dalla tipica vegetazione della zona, la piccola chiesa, composta della stessa pietra granitica di cui si compone il Massiccio, rappresenta un ottimo punto di sosta dove trovare refrigerio prima della scalata della vetta.

Per coloro che, invece, sono in cerca di una tranquilla gita fuori porta, la chiesetta è raggiungibile anche in automobile. Partendo da Tempio Pausania, la chiesa della Madonna della Neve è facilmente raggiungibile seguendo la tortuosa statale per Oschiri, che si addentra man mano nella macchia. Una volta arrivati a destinazione, si possono utilizzare le aree picnic circostanti, dotate di tavoli e sedili di pietra, e riposare all’ombra delle conifere.

Arrampicata

Come si accennava, le caratteristiche intrinseche della roccia che compone il Massiccio del Limbara rendono le sue pareti particolarmente adatte all’arrampicata e al free-climbing. Le bizzarre forme modellate dai venti e dalle intemperie, infatti, rendono le superfici lisce e agevoli, oltre che ricche di ottimi punti di appiglio per arrampicarsi.

Per questo, sfruttando le condizioni naturali favorevoli, l’agenzia Forestas ha creato una fitta rete di percorsi escursionistici di difficoltà variabile, il che ha contribuito ad elevare l’intera area del Massiccio ad “area clean” per l’arrampicata. Con ciò si indica un’area particolarmente tutelata e protetta, nella quale le attività sportive più estreme possono essere praticate in sicurezza: i percorsi di climbing ritenuti più pericolosi, infatti, sono stati muniti di installazioni fisse, tasselli ad espansione, chiodi, spit, o fittoni fissati artificialmente alla roccia per garantire un appiglio stabile agli arrampicatori.

Time in jazz

Le bellezze naturali della Gallura non sono le ultime attrattive a catalizzare l’attenzione dei turisti: il Monte Limbara, infatti, ospita ogni anno il Time in Jazz, un evento musicale molto apprezzato tanto dai visitatori quanto dai locali. Si tratta di un suggestivo festival musicale jazz che viene organizzato in zona per celebrare il Ferragosto e che ha luogo proprio presso il Massiccio fin dal 1988 : i pinnacoli granitici diventano così teatro di un emozionante concerto, in grado di aumentare l’emozione trasmessa da ottoni e archi utilizzando la vallata come cassa di risonanza.

Ad ospitare l’evento, che ormai gode di risonanza internazionale, è Berchidda, piccolo borgo alle pendici del Monte.

Come prepararsi al trekking

I boschi che circondano il Monte Limbara sono solcati da diversi percorsi che dalla semplice passeggiata possono essere sfruttati anche per il trekking o per biciclettate in mountain bike. Prima di partire, tuttavia, è opportuno informarsi a dovere e procurarsi una mappa dei 7 percorsi principali disponibili sul territorio.  Questi ultimi sono divisi tematicamente, in modo da permettere al visitatore una scelta coerente con i propri interessi e il proprio livello di allenamento. Essi sono:

  • “La via delle acque” (30 km, anche percorribile in automobile)
  • “I tafoni” (9 km);
  • “La sommità” (12 km, fino alla sommità di punta Balistreri)
  • “Il collegamento” (che collega alcuni laghetti artificiali)
  • “Attraversamento” (10 km)
  • “Animali e piante” (si tratta di un percorso pensato per gli appassionati della natura, teso a intercettare alcuni degli animali più tipici della zona)
  • “Versante sud” (si tratta di un Itinerario più esteso, teso all’esplorazione della vallata di Berchidda).

Cosa vedere nei dintorni

Il Monte Limbra è solo una delle risposte a “cosa vedere in Sardegna”. 

La cruda bellezza del paesaggio sardo va ben oltre il Massiccio Limbara: gli stessi centri di Tempio Pausania, Calangianus  Berchidda e di Oschiri, per esempio, vantano una storia affascinante e scorci suggestivi. L’antichità della regione, inoltre, offre la possibilità di visitare diversi siti archeologici, come quelli del Nuraghe Majori a Tempio, e diversi musei che riassumono le tradizioni più longeve della Gallura, come quella della coltivazione del sughero.

Parti in crociera per il Mediterraneo

La Sardegna, così come l’intero bacino del Mediterraneo, trasuda storia, tradizione e cultura: le sue bellezze naturali non sono che l’inizio di un viaggio che non potrà fare a meno di arricchirti. Affidati a Costa Crociere e scegli l’itinerario che più ti incuriosisce: basta visitare il sito, fare i bagagli e partire per una nuova avventura.